- Ma tu la moglie come vorresti che fosse?
- Io vorrei che fosse di quelle che quando rientrano a casa si annunciano sorridendo. Va bene anche un "ehilaaaà", se è poi è pure mezzo canticchiato è proprio perfetto.
- Ah
giovedì
mercoledì
Coi piccioni sulla testa
Ilene mi è entrata in testa e non ne esce più.
E pensare che non c'è stato niente.
Continuo a sentire tutte quelle gentilezze non dovute, i sorrisi per non aver capito e i "can I take a picture of you?" come fossi un pezzo di Italia.
Mentre lei girava intorno e leggeva la guida, mi sono seduto sui gradini della chiesa e ho pensato a quanto mi aveva appena raccontato a pranzo.
Nata in Ucraina, poi il master in USA, un ex amore a distanza in Germania, un nuovo lavoro in Spagna... mi sono sentito una statua di marmo come quelle che a decine adornano questa città. Per la prima volta mi sono sentito fisso, ancorato, immobile e davanti a così tanto dinamismo mi è sembrato patetico crescere, vivere e morire nella stessa città: la sveglia alle 7, la coda allo stesso semaforo, il caffè ristretto alla macchinetta al terzo bottone dall'alto, il parcheggio esterno o parcheggio interno al supermercato.
Con la mente ero oggi per metà a lavoro e per metà altrove. In una vita londinese o americana, immerso di conoscenze da tutte le parti del mondo e party serali. Ok sì... sicuramente tutte conoscenze superficiali ma ricche di diversità, che rafforzano il proprio "essere" e non ti fanno sentire una scultura in pietra, sempre lì, ferma, coi piccioni sulla testa.
E pensare che non c'è stato niente.
Continuo a sentire tutte quelle gentilezze non dovute, i sorrisi per non aver capito e i "can I take a picture of you?" come fossi un pezzo di Italia.
Mentre lei girava intorno e leggeva la guida, mi sono seduto sui gradini della chiesa e ho pensato a quanto mi aveva appena raccontato a pranzo.
Nata in Ucraina, poi il master in USA, un ex amore a distanza in Germania, un nuovo lavoro in Spagna... mi sono sentito una statua di marmo come quelle che a decine adornano questa città. Per la prima volta mi sono sentito fisso, ancorato, immobile e davanti a così tanto dinamismo mi è sembrato patetico crescere, vivere e morire nella stessa città: la sveglia alle 7, la coda allo stesso semaforo, il caffè ristretto alla macchinetta al terzo bottone dall'alto, il parcheggio esterno o parcheggio interno al supermercato.
Con la mente ero oggi per metà a lavoro e per metà altrove. In una vita londinese o americana, immerso di conoscenze da tutte le parti del mondo e party serali. Ok sì... sicuramente tutte conoscenze superficiali ma ricche di diversità, che rafforzano il proprio "essere" e non ti fanno sentire una scultura in pietra, sempre lì, ferma, coi piccioni sulla testa.
lunedì
Poi l'ho tradotto e infine inviato
Il corso di inglese è da poco finito. Metto in archivio un anno di lezioni settimanali serali e gli esercizi fatti nel weekend alla ricerca di un improbabile tempo libero.
Alla fine ho pure fatto il test. Quello di "carta", con le frasi da completare e gli spazi da riempire, in un modo o in un altro l'ho pure passato.
Ma il "Destino" aveva in serbo dell'altro. Una prova pratica vera, reale, sul campo. Come quando dopo tante simulazioni la voce all'interfono annuncia "attenzione, questa non è un'esercitazione. Ripeto, questa non è un'esercitazione".
E così è entrata nella scena della mia vita Ilene. Una comparsata totalmente casuale!
Dio... non mi sarei mai potuto immaginare che sarei andato al mio primo "primo appuntamento" con una ragazza inglese.
Una fottuta ansia! Mentre raggiungevo il punto di incontro mi preparavo mentalmente la traduzione di quelle due-tre frasi rompighiaccio... "ice-breaking".
Credo di aver capito il 50% delle cose che mi ha raccontato. E mi è venuto quasi da ridere quando alla fine del weekend mi ha detto che, avendo studiato spagnolo, riusciva a capire un buon 60% delle mie frasi in italiano.
Ho scritto:
"Sei stata qui solo 2 giorni, ma mi sembra molto di più. Ero ansioso per il gap linguistico e stanco di pensare in inglese, ma sono stato benissimo. adesso sono con il mio caro italiano, ma... non sono felice, mi sento strano. Sono stato freddo nel salutarti perché non ero a mio agio.
Buon viaggio Ilene."
Poi l'ho tradotto e infine inviato.
Lo leggerà. In taxi verso l'aeroporto suppongo.
Alla fine ho pure fatto il test. Quello di "carta", con le frasi da completare e gli spazi da riempire, in un modo o in un altro l'ho pure passato.
Ma il "Destino" aveva in serbo dell'altro. Una prova pratica vera, reale, sul campo. Come quando dopo tante simulazioni la voce all'interfono annuncia "attenzione, questa non è un'esercitazione. Ripeto, questa non è un'esercitazione".
E così è entrata nella scena della mia vita Ilene. Una comparsata totalmente casuale!
Dio... non mi sarei mai potuto immaginare che sarei andato al mio primo "primo appuntamento" con una ragazza inglese.
Una fottuta ansia! Mentre raggiungevo il punto di incontro mi preparavo mentalmente la traduzione di quelle due-tre frasi rompighiaccio... "ice-breaking".
Credo di aver capito il 50% delle cose che mi ha raccontato. E mi è venuto quasi da ridere quando alla fine del weekend mi ha detto che, avendo studiato spagnolo, riusciva a capire un buon 60% delle mie frasi in italiano.
Ho scritto:
"Sei stata qui solo 2 giorni, ma mi sembra molto di più. Ero ansioso per il gap linguistico e stanco di pensare in inglese, ma sono stato benissimo. adesso sono con il mio caro italiano, ma... non sono felice, mi sento strano. Sono stato freddo nel salutarti perché non ero a mio agio.
Buon viaggio Ilene."
Poi l'ho tradotto e infine inviato.
Lo leggerà. In taxi verso l'aeroporto suppongo.
giovedì
Sarà una bella fioritura
Con la solita frenesia mi aggiravo per il supermercato per rifare scorta di viveri.
Fare spesa è un'incombenza con tutti i canoni della perdita di tempo, specie se di settimana.
Dio, quante cose potrei fare al posto di fare la spesa? E se proprio non avessi niente da fare me ne starei volentieri sul divano quell'oretta.
M'aggiravo come una biglia impazzita in un flipper, avanti e dietro tra gli scaffali, quando per caso incontro lui: sano esemplare di anziano italiano al reparto giardinaggio.
Mette buon umore al solo guardarlo. Qualcosa a metà tra Tonino Guerra in "l'ottimismo è il profumo della vita" e il baffo della birra moretti (quello di una volta però).
Rovista un po', legge le schede tecniche e poi soddisfatto adagia meticolosamente il sacco di torba nel suo carrellino.
E allora ho giocato ad entrare per un attimo nella sua vita. Sono andato alla cassa, ho pagato con gli euro già contati che avevo in tasca, mi sono messo in macchina e ho imboccato la strada di casa ad andatura rigorosamente lenta perché chi va piano va sano e va lontano. Prima però mi sono fermato in un cantiere per la via per controllare come procedessero i lavori. Continuo a constatare che la pendenza non è quella giusta. Quando alla prima pioggia si formerà un pantano so già che scriverò una bella missiva al sindaco per sottolineare che "l'avevo detto io".
Finalmente a casa. Mi dirigo in giardino. Apro la busta ermetica e cospargo di buona torba il vaso in ceramica. Creo un incavo per i bulbi e li sotterro. Premo con le mani, un po' ma non troppo e infine una leggera innaffiatura. Sarà una bella fioritura. Sono soddisfatto. Guardo l'orologio, c'è il tempo per una briscoletta al bar con il Gino prima di cena.
Sorrido. Ritorno alla mia vita. Ho dimenticato il latte. Brusca deviazione a sinistra prima del reparto surgelati e poi di corsa diretto alla cassa automatica. Sono in ritardo.
Fare spesa è un'incombenza con tutti i canoni della perdita di tempo, specie se di settimana.
Dio, quante cose potrei fare al posto di fare la spesa? E se proprio non avessi niente da fare me ne starei volentieri sul divano quell'oretta.
M'aggiravo come una biglia impazzita in un flipper, avanti e dietro tra gli scaffali, quando per caso incontro lui: sano esemplare di anziano italiano al reparto giardinaggio.
Mette buon umore al solo guardarlo. Qualcosa a metà tra Tonino Guerra in "l'ottimismo è il profumo della vita" e il baffo della birra moretti (quello di una volta però).
Rovista un po', legge le schede tecniche e poi soddisfatto adagia meticolosamente il sacco di torba nel suo carrellino.
E allora ho giocato ad entrare per un attimo nella sua vita. Sono andato alla cassa, ho pagato con gli euro già contati che avevo in tasca, mi sono messo in macchina e ho imboccato la strada di casa ad andatura rigorosamente lenta perché chi va piano va sano e va lontano. Prima però mi sono fermato in un cantiere per la via per controllare come procedessero i lavori. Continuo a constatare che la pendenza non è quella giusta. Quando alla prima pioggia si formerà un pantano so già che scriverò una bella missiva al sindaco per sottolineare che "l'avevo detto io".
Finalmente a casa. Mi dirigo in giardino. Apro la busta ermetica e cospargo di buona torba il vaso in ceramica. Creo un incavo per i bulbi e li sotterro. Premo con le mani, un po' ma non troppo e infine una leggera innaffiatura. Sarà una bella fioritura. Sono soddisfatto. Guardo l'orologio, c'è il tempo per una briscoletta al bar con il Gino prima di cena.
Sorrido. Ritorno alla mia vita. Ho dimenticato il latte. Brusca deviazione a sinistra prima del reparto surgelati e poi di corsa diretto alla cassa automatica. Sono in ritardo.
martedì
Sono stato morso da uno squalo
Sono stato morso da uno squalo.
Ho sentito i denti conficcarsi nella carne viva e ho sanguinato. Sanguinato parecchio.
Il sangue puzza e richiama altri squali tutto attorno, come a una festa in cui io sono il banchetto.
Ho scoperto che c'è una cosa che fai quando vieni morso da uno squalo: guardarti allo specchio e chiederti se hai mai morso qualcuno non rendendoti conto di essere stato a tua volta uno squalo. Perché se così sono gli squali, allora preferisco essere una medusa ma di quelle innocue.
Sono stato uno squalo?
Non so. Con questo dubbio che mi assale ho perso la verve, forse esagerando nel verso opposto, nel verso dell'auto-critica.
Ho paura adesso dell'arroganza e ho paura di poter esserlo stato a mia volta.
Facendomi delle domande ho perso sicurezza e così sono diventato una preda. Questo non va bene.
Ci sono due cose che puoi fare quando vieni morso da uno squalo.
Imparare a nuotare in una vasca di squali o cercare una vasca di delfini in cui tuffarsi.
Che poi ad essere sincero, odio le metafore criptiche che non vogliono dire nulla.
Quello che voglio dire è che ancora una volta, e ancora di più, non ho idea di "cosa voglio fare da grande".
Di certo c'è che la vasca è colma e non di acqua ma ansia e che gli squali sono in mezzo a noi e sono ovunque... ovunque si vada.
Ho sentito i denti conficcarsi nella carne viva e ho sanguinato. Sanguinato parecchio.
Il sangue puzza e richiama altri squali tutto attorno, come a una festa in cui io sono il banchetto.
Ho scoperto che c'è una cosa che fai quando vieni morso da uno squalo: guardarti allo specchio e chiederti se hai mai morso qualcuno non rendendoti conto di essere stato a tua volta uno squalo. Perché se così sono gli squali, allora preferisco essere una medusa ma di quelle innocue.
Sono stato uno squalo?
Non so. Con questo dubbio che mi assale ho perso la verve, forse esagerando nel verso opposto, nel verso dell'auto-critica.
Ho paura adesso dell'arroganza e ho paura di poter esserlo stato a mia volta.
Facendomi delle domande ho perso sicurezza e così sono diventato una preda. Questo non va bene.
Ci sono due cose che puoi fare quando vieni morso da uno squalo.
Imparare a nuotare in una vasca di squali o cercare una vasca di delfini in cui tuffarsi.
Che poi ad essere sincero, odio le metafore criptiche che non vogliono dire nulla.
Quello che voglio dire è che ancora una volta, e ancora di più, non ho idea di "cosa voglio fare da grande".
Di certo c'è che la vasca è colma e non di acqua ma ansia e che gli squali sono in mezzo a noi e sono ovunque... ovunque si vada.
domenica
Il mondo del lavoro è una merda
Lo so perfettamente che dopo ogni su, c'è sempre un giù. Lo diceva pure Merlino ne La spada nella roccia.
Così "giù" però non era neanche lontanamente immaginabile.
Dell'entusiasmo per la nuova casa e di quello per l'avanzamento di carriera non è rimasta più traccia.
Casini a lavoro! Discussioni, litigi, astio, difficoltà, trappole.
Non mi va neanche di raccontare.
Tutto è cambiato e "non c'è più poesia".
Andavo a lavoro con la smania di realizzazione. Uscivo tardi e stanco, ma ero soddisfatto.
E adesso invece spero che la giornata finisca presto e che il weekend mi colga in salvo.
La notte sogno continuamente discussioni da ufficio e beghe lavorative.
È un incubo!
Ho preso ferie.
Non so quanto possano essermi di aiuto, ma era l'unica cosa da fare perché l'unico pensiero positivo al momento è evadere da tutto questo.
L'altro giorno un passante diceva al suo amico: sii felice e sereno finché studi, perché il mondo del lavoro è una merda!.
Lo stupore nel condividere in silenzio quel pensiero è stato tanto.
Così "giù" però non era neanche lontanamente immaginabile.
Dell'entusiasmo per la nuova casa e di quello per l'avanzamento di carriera non è rimasta più traccia.
Casini a lavoro! Discussioni, litigi, astio, difficoltà, trappole.
Non mi va neanche di raccontare.
Tutto è cambiato e "non c'è più poesia".
Andavo a lavoro con la smania di realizzazione. Uscivo tardi e stanco, ma ero soddisfatto.
E adesso invece spero che la giornata finisca presto e che il weekend mi colga in salvo.
La notte sogno continuamente discussioni da ufficio e beghe lavorative.
È un incubo!
Ho preso ferie.
Non so quanto possano essermi di aiuto, ma era l'unica cosa da fare perché l'unico pensiero positivo al momento è evadere da tutto questo.
L'altro giorno un passante diceva al suo amico: sii felice e sereno finché studi, perché il mondo del lavoro è una merda!.
Lo stupore nel condividere in silenzio quel pensiero è stato tanto.
martedì
Qualcosa di molto odiato dalle donne
Poche attività mi rilassano come lavare la macchina.
Dovrebbe essere proclamata ufficialmente "disciplina zen"!
Credo tra l'altro sia qualcosa di molto odiato dalle donne.
Lo penso perché quelle volte che mi è capitato di confessare questa... "passione" sui generis... vedo nei volti femminili quella espressione di incredulità che immagino si possa cogliere sul mio volto quando sento qualcuna dire "io amo stirare".
Stirare va decisamente oltre ogni mia logica razionale, ma questo è un altro discorso.
Approfittando di uno scampolo di sole sono andato a lavare la macchina oggi.
La porto in uno di questi autolavaggi self-service a gettoni. 50 cent per pochi minuti di schiuma, 50 cent di acqua, 50 cent di aspirapolvere, 50 per tutto. Tutto è temporizzato e monetizzato in pezzi da 50 cent. Non è come il ciclo alle spazzole automatiche. Lì si va di olio di gomito. Ci si insudicia le mani. C'è contatto con il proprio metallo, a volerla vedere romantica.
Ci sono svariate piazzole di lavaggio una affianco l'altra.
E vedi tutti questi uomini lavare maniacalmente la loro macchina.
I soggetti più gravi sono quelli che stanno lì con panno alla mano e lo spruzzino di cera nell'altra. Vanno in controluce per trovare le minime imperfezione sulla carrozzeria. Di tutti quei moscerini posterizzati sul davanti non ne rimarrà uno.
Questi autolavaggi, ho scoperto, sono come le palestre. Ti aspetteresti di trovarci grassoni e obesi e invece no, tutto il contrario, ci trovi chi di palestra non avrebbe davvero bisogno.
La maggior parte delle macchine al lavaggio entrano per lo più già pulite.
Quindi la conclusione è che gli autolavaggi non servono alle auto ma ai proprietari delle auto.
Prendi oggi no? Ma che ci facevano tutti questi uomini lì soli alle 2 di pomeriggio del lunedì di pasquetta?
Qualcuno sarà fuggito da un pranzo di parenti serpenti. Qualche altro una famiglia non ce l'ha, può contare solo su una fuori seria sportiva.
E gli altri chissà.
Io?
Boh. Avrei sicuramente preferito essere a pranzo nella mia famiglia.
Sono andato lì perché mi piace stare in tuta dopo una settimana di ufficio ingessato.
Sono andato lì perché vicino c'è un campo e tanto verde.
Sono andato lì perché penso che una macchina con i cerchi in lega sporchi stoni come un uomo con un bel vestito di Tweed e le scarpe ricoperte di fanghiglia.
Sono andato lì perché l'abitacolo mi piace sia accogliente come un salotto.
Il sedile posteriore è immacolato, notavo oggi.
Sorridevo pensando a come io e mio fratello avevamo ridotto il sedile della vecchia fiat uno di papà.
Queste e svariate elucubrazioni mentali sono state ad un tratto interrotte dai clienti più bizzarri che abbia mai incontrato all'autolavaggio.
Una coppia di indiani. Un lui e una lei.
Appena arrivati hanno spento il motore, alzato il volume della radio al massimo ed è partita una robaccia indiana.
Mi sembrava di stare a Bollywood.
Per un attimo ho temuto un'invasione di 200 comparse sbucate dal nulla, in abiti sgargianti, per ballare all'unisono.
Ma poi quale sarà mai il motivo per cui agli indiani sembra così normale che nel bel mezzo di un film, come fosse un'invasione di locuste, la scena venga invasa da un esercito di ossessi danzanti?!
Dovrebbe essere proclamata ufficialmente "disciplina zen"!
Credo tra l'altro sia qualcosa di molto odiato dalle donne.
Lo penso perché quelle volte che mi è capitato di confessare questa... "passione" sui generis... vedo nei volti femminili quella espressione di incredulità che immagino si possa cogliere sul mio volto quando sento qualcuna dire "io amo stirare".
Stirare va decisamente oltre ogni mia logica razionale, ma questo è un altro discorso.
Approfittando di uno scampolo di sole sono andato a lavare la macchina oggi.
La porto in uno di questi autolavaggi self-service a gettoni. 50 cent per pochi minuti di schiuma, 50 cent di acqua, 50 cent di aspirapolvere, 50 per tutto. Tutto è temporizzato e monetizzato in pezzi da 50 cent. Non è come il ciclo alle spazzole automatiche. Lì si va di olio di gomito. Ci si insudicia le mani. C'è contatto con il proprio metallo, a volerla vedere romantica.
Ci sono svariate piazzole di lavaggio una affianco l'altra.
E vedi tutti questi uomini lavare maniacalmente la loro macchina.
I soggetti più gravi sono quelli che stanno lì con panno alla mano e lo spruzzino di cera nell'altra. Vanno in controluce per trovare le minime imperfezione sulla carrozzeria. Di tutti quei moscerini posterizzati sul davanti non ne rimarrà uno.
Questi autolavaggi, ho scoperto, sono come le palestre. Ti aspetteresti di trovarci grassoni e obesi e invece no, tutto il contrario, ci trovi chi di palestra non avrebbe davvero bisogno.
La maggior parte delle macchine al lavaggio entrano per lo più già pulite.
Quindi la conclusione è che gli autolavaggi non servono alle auto ma ai proprietari delle auto.
Prendi oggi no? Ma che ci facevano tutti questi uomini lì soli alle 2 di pomeriggio del lunedì di pasquetta?
Qualcuno sarà fuggito da un pranzo di parenti serpenti. Qualche altro una famiglia non ce l'ha, può contare solo su una fuori seria sportiva.
E gli altri chissà.
Io?
Boh. Avrei sicuramente preferito essere a pranzo nella mia famiglia.
Sono andato lì perché mi piace stare in tuta dopo una settimana di ufficio ingessato.
Sono andato lì perché vicino c'è un campo e tanto verde.
Sono andato lì perché penso che una macchina con i cerchi in lega sporchi stoni come un uomo con un bel vestito di Tweed e le scarpe ricoperte di fanghiglia.
Sono andato lì perché l'abitacolo mi piace sia accogliente come un salotto.
Il sedile posteriore è immacolato, notavo oggi.
Sorridevo pensando a come io e mio fratello avevamo ridotto il sedile della vecchia fiat uno di papà.
Queste e svariate elucubrazioni mentali sono state ad un tratto interrotte dai clienti più bizzarri che abbia mai incontrato all'autolavaggio.
Una coppia di indiani. Un lui e una lei.
Appena arrivati hanno spento il motore, alzato il volume della radio al massimo ed è partita una robaccia indiana.
Mi sembrava di stare a Bollywood.
Per un attimo ho temuto un'invasione di 200 comparse sbucate dal nulla, in abiti sgargianti, per ballare all'unisono.
Ma poi quale sarà mai il motivo per cui agli indiani sembra così normale che nel bel mezzo di un film, come fosse un'invasione di locuste, la scena venga invasa da un esercito di ossessi danzanti?!
Mi chiedo quale sarà il terzo
Un altro tappo di spumante di quelli importanti.
Nella parte inferiore ho impresso la data con una penna a inchiostro.
"Marzo 2013 - Prima cena nel bilocale".
Non è casa di mia proprietà, però ne valeva sicuramente la pena festeggiare.
Per l'occasione tutti i migliori amici qui riuniti. Cinque. Cinque amici.
Perché puoi anche conoscere centinaia di persone, ma alla fine quelle per cui ti senti di donarti, nell'atto di servire loro il piatto a tavola, sono solitamente meno di un servizio da sei.
Adesso c'è un secondo sughero accanto quello stappato tre anni fa per l'acquisto della macchina nuova.
Mi chiedo quale sarà il terzo e quanto bollicine dovranno salire a galla.
Nella parte inferiore ho impresso la data con una penna a inchiostro.
"Marzo 2013 - Prima cena nel bilocale".
Non è casa di mia proprietà, però ne valeva sicuramente la pena festeggiare.
Per l'occasione tutti i migliori amici qui riuniti. Cinque. Cinque amici.
Perché puoi anche conoscere centinaia di persone, ma alla fine quelle per cui ti senti di donarti, nell'atto di servire loro il piatto a tavola, sono solitamente meno di un servizio da sei.
Adesso c'è un secondo sughero accanto quello stappato tre anni fa per l'acquisto della macchina nuova.
Mi chiedo quale sarà il terzo e quanto bollicine dovranno salire a galla.
Ci senti il tuo odore già dentro
Ho altre visto case prima di questa.
Sono entrato ho chiesto dei mobili e mi è stato risposto "ah ecco volevo dirti che i mobili vanno via con l'inquilina. Rimane la cucina, quella cassa panca e ti troveremo un letto".
Certe volte mi viene voglia di mettere in un pausa la scena, girarmi verso la telecamera e dialogare con il pubblico come nei migliori film di Woody Allen.
Quando sono entrato in questa casa invece non ho avuto il benché minimo dubbio.
Certe case ti parlano. Ci senti il tuo odore già dentro.
Ho detto sì su due piedi e ho firmato tutto quello che c'era da firmare.
Non prima della mia figurina.
- "Ci servirebbero reference... capisci..." (ammiccante).
Uhmmm, no non avevo capito, ma non potevo mica chiedere la domanda di riserva, quindi:
- "ooohh sì certo.. oh oh oh (risata babbonatalica)... non ci sono problemi, sono un maniaco della pulizia, avrò cura della casa, con il proprietario della precedente sono in buonissimi rapporti e... bla bla bla"
- "Ehmm no, temo ci sia un malinteso... intendevamo che dovrebbe portarci il suo contratto di lavoro e la sua ultima busta paga".
Ah!
Quando anche la vergogna per essere stato un ingenuo passa in secondo piano...
PS: È una sensazione sgradevolissima farsi ravanare le tasche per poter ottenere questo grande privilegio di pagare un salasso di affitto mensile. Mi sembrava superfluo aggiungerlo, ecco.
Sono entrato ho chiesto dei mobili e mi è stato risposto "ah ecco volevo dirti che i mobili vanno via con l'inquilina. Rimane la cucina, quella cassa panca e ti troveremo un letto".
Certe volte mi viene voglia di mettere in un pausa la scena, girarmi verso la telecamera e dialogare con il pubblico come nei migliori film di Woody Allen.
Quando sono entrato in questa casa invece non ho avuto il benché minimo dubbio.
Certe case ti parlano. Ci senti il tuo odore già dentro.
Ho detto sì su due piedi e ho firmato tutto quello che c'era da firmare.
Non prima della mia figurina.
- "Ci servirebbero reference... capisci..." (ammiccante).
Uhmmm, no non avevo capito, ma non potevo mica chiedere la domanda di riserva, quindi:
- "ooohh sì certo.. oh oh oh (risata babbonatalica)... non ci sono problemi, sono un maniaco della pulizia, avrò cura della casa, con il proprietario della precedente sono in buonissimi rapporti e... bla bla bla"
- "Ehmm no, temo ci sia un malinteso... intendevamo che dovrebbe portarci il suo contratto di lavoro e la sua ultima busta paga".
Ah!
Quando anche la vergogna per essere stato un ingenuo passa in secondo piano...
PS: È una sensazione sgradevolissima farsi ravanare le tasche per poter ottenere questo grande privilegio di pagare un salasso di affitto mensile. Mi sembrava superfluo aggiungerlo, ecco.
lunedì
Il mio momento
Eccomi. Dopo una lunga assenza.
Sentivo davvero il bisogno di tornare.
Come mi hanno detto da più parti: "era il mio momento".
Per questo motivo non ho scritto.
È il tuo momento quando cavalchi la cresta dell'onda e allora non c'è neanche tempo per fermarsi un attimo per riflettere e buttar giù due righe.
È così che dovrebbe essere la vita. Sempre.
Sono stato travolto da cambiamenti positivi.
Il fatto che adesso scriva in una nuova casa è uno di questi.
Sono ancora circondato da scatole di imballaggi e pallottole di scotch marrone sul pavimento.
Ma ce la farò a disfare tutti i pacchi, ce la farò!
Ho lasciato la vecchia casa che condividevo con altri figli della crisi e adesso inzio a godermi la mia conquistata indipendenza dentro le mura di un moderno bilocale.
Indipendenza... o solitudine? punti di vista insomma!
I traslochi in solitaria, ho scoperto, sono un po' tristi.
Sarà perché imballando passano per le mani i ricordi di una vita.... una vita fa intendo, o anche due.
Sarà perché "le grandi manovre" taciturne portano con sè meditazione e riflessioni.
Sarà perché portando via tutto il vissuto, rimane il retrogusto amaro del vuoto che resta, che poi è una delle più note metafore della vita.
Però sono stato bravissimo.
Ho fatto tutto da solo, perché così avevo deciso.
Perché semmai fosse stato stancante (e lo è stato) avrei baciato questa mia croce.
Che può sembrare un pensiero scemo, ma non lo è.
Viviamo di convinzioni e di simboli di cui queste convinzioni si alimentano.
Traslocare da solo era un simbolo. Anche se forse, pensandoci, lo è molto di più pagare l'affitto ogni 5 del mese.
La casa ha tutto quello che un uomo single, varcati i 30, potrebbe volere.
Oggetti di design, un armadio a sei ante, una doccia con getto ad idromassaggio, un divano di pelle bianca, un router wireless, il posto auto riservato e la finestra su un giardinetto ben curato. L'anziana vicina che mi dà del lei e mi chiama "Dott." mostrando una riverenza d'altri tempi.
Certo, ci sarebbe ancora tanto da fare: un microonde, un TV 40 pollici con abbonamento satellitare, l'impianto dolby-sorround, il climatizzatore per il periodo estivo, il porta cravatte, la donna delle pulizie.
Beh insomma, piano piano.
Un pensiero però mi passato per la testa mentre come una formichina facevo su e giù per le scale con gli scatoloni in mano.
Mi piacerebbe condividere tutto questo.
Potrei rinunciare al design, al megaschermo, a tutto il resto.
Potrei essere felice anche senza sofisticazioni.
Ci inventeremmo lo spazio di una culla, faremmo della famiglia la nostra vera casa.
Sono davvero sorpreso di me stesso.
Questo trasloco mi ha messo a dura prova.
Vado a letto.
Sentivo davvero il bisogno di tornare.
Come mi hanno detto da più parti: "era il mio momento".
Per questo motivo non ho scritto.
È il tuo momento quando cavalchi la cresta dell'onda e allora non c'è neanche tempo per fermarsi un attimo per riflettere e buttar giù due righe.
È così che dovrebbe essere la vita. Sempre.
Sono stato travolto da cambiamenti positivi.
Il fatto che adesso scriva in una nuova casa è uno di questi.
Sono ancora circondato da scatole di imballaggi e pallottole di scotch marrone sul pavimento.
Ma ce la farò a disfare tutti i pacchi, ce la farò!
Ho lasciato la vecchia casa che condividevo con altri figli della crisi e adesso inzio a godermi la mia conquistata indipendenza dentro le mura di un moderno bilocale.
Indipendenza... o solitudine? punti di vista insomma!
I traslochi in solitaria, ho scoperto, sono un po' tristi.
Sarà perché imballando passano per le mani i ricordi di una vita.... una vita fa intendo, o anche due.
Sarà perché "le grandi manovre" taciturne portano con sè meditazione e riflessioni.
Sarà perché portando via tutto il vissuto, rimane il retrogusto amaro del vuoto che resta, che poi è una delle più note metafore della vita.
Però sono stato bravissimo.
Ho fatto tutto da solo, perché così avevo deciso.
Perché semmai fosse stato stancante (e lo è stato) avrei baciato questa mia croce.
Che può sembrare un pensiero scemo, ma non lo è.
Viviamo di convinzioni e di simboli di cui queste convinzioni si alimentano.
Traslocare da solo era un simbolo. Anche se forse, pensandoci, lo è molto di più pagare l'affitto ogni 5 del mese.
La casa ha tutto quello che un uomo single, varcati i 30, potrebbe volere.
Oggetti di design, un armadio a sei ante, una doccia con getto ad idromassaggio, un divano di pelle bianca, un router wireless, il posto auto riservato e la finestra su un giardinetto ben curato. L'anziana vicina che mi dà del lei e mi chiama "Dott." mostrando una riverenza d'altri tempi.
Certo, ci sarebbe ancora tanto da fare: un microonde, un TV 40 pollici con abbonamento satellitare, l'impianto dolby-sorround, il climatizzatore per il periodo estivo, il porta cravatte, la donna delle pulizie.
Beh insomma, piano piano.
Un pensiero però mi passato per la testa mentre come una formichina facevo su e giù per le scale con gli scatoloni in mano.
Mi piacerebbe condividere tutto questo.
Potrei rinunciare al design, al megaschermo, a tutto il resto.
Potrei essere felice anche senza sofisticazioni.
Ci inventeremmo lo spazio di una culla, faremmo della famiglia la nostra vera casa.
Sono davvero sorpreso di me stesso.
Questo trasloco mi ha messo a dura prova.
Vado a letto.
domenica
Infatti
Domenica pomeriggio.
Pioggia battente da ieri.
Ho chiuso anche la serranda perché gli spifferi sono diventati glaciali
e qui i caloriferi sono ancora spenti.
Sto al computer con un golf di lana largo, una tazza di the accanto e una lucina fioca.
Ascolto le più struggenti canzoni che la musica leggera italiana abbia prodotto a cavallo dei '70.
Quelle di amori infiniti che si allontanano ma non finiscono, di storie impossibili, di "spiegami perché a noi".
Hanno riverberi esagerati e una qualità audio infima.
Roba da vergognarsi e da non non dire a nessuno!
Penso ancora a lei.
La stessa frase neanche due giorni l'ho sentita da Alessandro.
Aveva lo sguardo nel vuoto.
- "Ti ha lasciato lei?" gli ho chiesto
- "Bisogna essere fessi per pensare a una che si è lasciato, non credi?"
- "Infatti" ho ribadito annuendo
Infatti... devo essere fesso.
Pioggia battente da ieri.
Ho chiuso anche la serranda perché gli spifferi sono diventati glaciali
e qui i caloriferi sono ancora spenti.
Sto al computer con un golf di lana largo, una tazza di the accanto e una lucina fioca.
Ascolto le più struggenti canzoni che la musica leggera italiana abbia prodotto a cavallo dei '70.
Quelle di amori infiniti che si allontanano ma non finiscono, di storie impossibili, di "spiegami perché a noi".
Hanno riverberi esagerati e una qualità audio infima.
Roba da vergognarsi e da non non dire a nessuno!
Penso ancora a lei.
La stessa frase neanche due giorni l'ho sentita da Alessandro.
Aveva lo sguardo nel vuoto.
- "Ti ha lasciato lei?" gli ho chiesto
- "Bisogna essere fessi per pensare a una che si è lasciato, non credi?"
- "Infatti" ho ribadito annuendo
Infatti... devo essere fesso.
mercoledì
Le involuzioni umane
Le "involuzioni umane" che scaturiscono inaspettatamente da questo corso di inglese, a quanto pare non colpiscono solo me.
Stasera ho assistito all'impietosa scena di uomini, sulla cinquantina passata, implorare meno compiti per casa.
E siccome la storia e fatta di corsi e ricorsi, ho già ampiamente previsto che finito ottobre e archiviata la timidezza iniziale, ascolterò le più nefande scuse per giustificare gli esercizi non svolti.
Stasera ho assistito all'impietosa scena di uomini, sulla cinquantina passata, implorare meno compiti per casa.
E siccome la storia e fatta di corsi e ricorsi, ho già ampiamente previsto che finito ottobre e archiviata la timidezza iniziale, ascolterò le più nefande scuse per giustificare gli esercizi non svolti.
sabato
Un piano B nell'eventualità
Solo 3 anni fa avrei escluso categoricamente l'ipotesi "estero".
Poi l'acqua diventa stagnante, ti dicono che le pepite sono al di là delle montagne, che i cercatori d'oro si sono già messi in viaggio, vuoi che tanto una casa non ce l'ho né qui né altrove e allora ci penso.
Elaborando un piano B nell'eventualità di un taglio netto, ho deciso di iscrivermi ad un corso di inglese. Perché a scriverlo e leggerlo ok, ma poi a parlarlo come un John Smith qualunque... insomma.
Il lato tragico di questa storia è il costo del corso, il lato comico è che quel fastidio ancestrale che è ritornato a farmi compagnia: avere un weekend davanti e dei compiti per casa da dover finire.
Poi l'acqua diventa stagnante, ti dicono che le pepite sono al di là delle montagne, che i cercatori d'oro si sono già messi in viaggio, vuoi che tanto una casa non ce l'ho né qui né altrove e allora ci penso.
Elaborando un piano B nell'eventualità di un taglio netto, ho deciso di iscrivermi ad un corso di inglese. Perché a scriverlo e leggerlo ok, ma poi a parlarlo come un John Smith qualunque... insomma.
Il lato tragico di questa storia è il costo del corso, il lato comico è che quel fastidio ancestrale che è ritornato a farmi compagnia: avere un weekend davanti e dei compiti per casa da dover finire.
Di sabato mattina
Ok tante volte faccio mezzogiorno,
e invece di sabato mi piace svegliarmi presto ma non troppo, prendere un caffè, fare una doccia e con ancora un asciugamano addosso accendere il pc, fare uscire dalle casse qualcosa di energico (ma non invasivo) e riordinare la mia vita.
Fare il punto, prendere decisioni, pianificare, aggiustare il tiro e anche fare la lista della spesa (eh sì va fatta anche quella).
Praticamente è come quando sono a lavoro, solo che focalizzo tutta la mia attenzione su ciò che è solo mio.
Di sabato mattina, rilassato e coi capelli ancora umidi, mi sembra tutto più chiaro e lineare. Anche la caffeina fa il suo, per carità.
Poi un tocco alla barba, una pettinata per finto effetto spettinato, due gocce di Hugo Boss, occhiali da sole e sono fuori.
Baba O'Riley degli Who.
Oggi è stata la prima a rompere il silenzio. Con quell'intro tutto suo, gli accordi maggiori alla tastiera e il rullo di batteria che lancia la carica.
e invece di sabato mi piace svegliarmi presto ma non troppo, prendere un caffè, fare una doccia e con ancora un asciugamano addosso accendere il pc, fare uscire dalle casse qualcosa di energico (ma non invasivo) e riordinare la mia vita.
Fare il punto, prendere decisioni, pianificare, aggiustare il tiro e anche fare la lista della spesa (eh sì va fatta anche quella).
Praticamente è come quando sono a lavoro, solo che focalizzo tutta la mia attenzione su ciò che è solo mio.
Di sabato mattina, rilassato e coi capelli ancora umidi, mi sembra tutto più chiaro e lineare. Anche la caffeina fa il suo, per carità.
Poi un tocco alla barba, una pettinata per finto effetto spettinato, due gocce di Hugo Boss, occhiali da sole e sono fuori.
Baba O'Riley degli Who.
Oggi è stata la prima a rompere il silenzio. Con quell'intro tutto suo, gli accordi maggiori alla tastiera e il rullo di batteria che lancia la carica.
lunedì
Niente parole
Ogni tanto si deve pur fare il punto della situazione.
Allor dunque, dalla cronologia degli ultimi 4 mesi.
Valentina. Una che sa cosa vuole e che darebbe le mie stesse "spiegazioni" del tipo: no senti, sono single e sto bene così.
Alla prima uscita ci autoeliminamo a vicenda. Lei col suo snobbismo, io sul suo letto.
Niente magia. (neanche prestigibilità)
Chiara. Una che non sa cosa vuole, finché in un attacco di... "fame"... non vai diretto al collo come Dracula e allora sembra sapere cosa vuole: ti allontana dicendoti che prima si finisce di guardare il dvd e dopo si fanno le cosine. Chi non apprezza il fuori-programma piccante, non capirà mai che volendo le cosine si possono fare prima, durante e dopo. Con buono placito del tasto "rewind".
Niente spiegazioni. (forward)
Elisa. 26 anni. Ma solo all'anagrafe.
Palatina del "no sesso senza amore".
Bene, non ci provo nemmeno. Me ne sto sulle mie. Ognuno sulle sue e tutti contenti.
Ma lei non è contenta, non è paga. A capo di una personale crociata e investita della missione di evangelizzare questo mondo sporco e deviato, cerca di convincermi che non può esistere un contatto fisico senza un sentimento d'amore. Di convincermi non ci va neanche vicino, però l'impressione, di una che crede in ciò che dice, arriva persino a darmela. Poi un giorno mi arriva un mms. E' lei... come mamma l'ha fatta.
Niente crociate. (Le crociate furuno una farsa, lo sanno anche i muri del liceo)
Lorena. Una che le chiedi che ore sono e ti ritrovi ad ascoltare 30 minuti di monologo auto-celebrativo.
<<Eh sì eh... perché mi sono laurata un anno in anticipo, ero la prima del mio corso, poi ho lavorato tre anni in una multinazionale a Londra prima di rientrare in Italia, parlo fluentemente 4 lingue, beh 6.. se consideriamo latino e greco antico (ride). A 6 anni suonavo il pianoforte. Se avessi continuato col nuoto, adesso farei la nuotatrice professionista. Mamma voleva che diventassi la nuova Novella Calligaris. Mi girano intorno 3 ragazzi. Tu non mi hai ancora invitato a cena e neanche un aperitivo>>.
Neanche un bicchiere d'acqua al bar.
Poi una sera siamo tutti a casa di Anna e Anna fa le presentazioni:
- Lei è mia cugina Marzia, lavora a Torino è venuta finalmente a trovarmi
- Piacere mio Marzia! - "Encantado" lampeggia sulla mia fronte.
Sento quella sensazione che non sento da quando c'erano ancora le lire credo.
Passo in rassegna per un saluto tutto il resto degli amici e prendo posto strategicamente accanto a Marzia.
La conversazione fila liscia. Il suo modo di parlare è morbido. Il suo atteggiamento è composto. La sua semplicità è eleganza.
Mi trasmette relax. Lei parla e io guardo come veste. Mi piace. Il seno è prosperoso... oddio se ne sarà accorta?! meglio sorridere.
Mi sento come avevamo 15 anni che con quella con cui ti ci volevi fidanzare non pensavi proprio, lì sulle prime, ad andarci a letto. Avresti vissuto di un mano nella mano e baciato il guanciale pensando fosse lei.
Formulo a mente la mia prossima frase "Senti... domani mattina, se ti va, ti accompagno per un giro turistico in centro, che te ne pare?"
- "Che programmi hai domani, Marzia?" - timidamente mi apro il terreno.
- "Domani riparto. Ho lasciato solo a casa il mio ragazzo da lunedì, lo raggiugo almeno per il weekend".
Niente parole. (niente parole, almeno per tutto il weekend)
Allor dunque, dalla cronologia degli ultimi 4 mesi.
Valentina. Una che sa cosa vuole e che darebbe le mie stesse "spiegazioni" del tipo: no senti, sono single e sto bene così.
Alla prima uscita ci autoeliminamo a vicenda. Lei col suo snobbismo, io sul suo letto.
Niente magia. (neanche prestigibilità)
Chiara. Una che non sa cosa vuole, finché in un attacco di... "fame"... non vai diretto al collo come Dracula e allora sembra sapere cosa vuole: ti allontana dicendoti che prima si finisce di guardare il dvd e dopo si fanno le cosine. Chi non apprezza il fuori-programma piccante, non capirà mai che volendo le cosine si possono fare prima, durante e dopo. Con buono placito del tasto "rewind".
Niente spiegazioni. (forward)
Elisa. 26 anni. Ma solo all'anagrafe.
Palatina del "no sesso senza amore".
Bene, non ci provo nemmeno. Me ne sto sulle mie. Ognuno sulle sue e tutti contenti.
Ma lei non è contenta, non è paga. A capo di una personale crociata e investita della missione di evangelizzare questo mondo sporco e deviato, cerca di convincermi che non può esistere un contatto fisico senza un sentimento d'amore. Di convincermi non ci va neanche vicino, però l'impressione, di una che crede in ciò che dice, arriva persino a darmela. Poi un giorno mi arriva un mms. E' lei... come mamma l'ha fatta.
Niente crociate. (Le crociate furuno una farsa, lo sanno anche i muri del liceo)
Lorena. Una che le chiedi che ore sono e ti ritrovi ad ascoltare 30 minuti di monologo auto-celebrativo.
<<Eh sì eh... perché mi sono laurata un anno in anticipo, ero la prima del mio corso, poi ho lavorato tre anni in una multinazionale a Londra prima di rientrare in Italia, parlo fluentemente 4 lingue, beh 6.. se consideriamo latino e greco antico (ride). A 6 anni suonavo il pianoforte. Se avessi continuato col nuoto, adesso farei la nuotatrice professionista. Mamma voleva che diventassi la nuova Novella Calligaris. Mi girano intorno 3 ragazzi. Tu non mi hai ancora invitato a cena e neanche un aperitivo>>.
Neanche un bicchiere d'acqua al bar.
Poi una sera siamo tutti a casa di Anna e Anna fa le presentazioni:
- Lei è mia cugina Marzia, lavora a Torino è venuta finalmente a trovarmi
- Piacere mio Marzia! - "Encantado" lampeggia sulla mia fronte.
Sento quella sensazione che non sento da quando c'erano ancora le lire credo.
Passo in rassegna per un saluto tutto il resto degli amici e prendo posto strategicamente accanto a Marzia.
La conversazione fila liscia. Il suo modo di parlare è morbido. Il suo atteggiamento è composto. La sua semplicità è eleganza.
Mi trasmette relax. Lei parla e io guardo come veste. Mi piace. Il seno è prosperoso... oddio se ne sarà accorta?! meglio sorridere.
Mi sento come avevamo 15 anni che con quella con cui ti ci volevi fidanzare non pensavi proprio, lì sulle prime, ad andarci a letto. Avresti vissuto di un mano nella mano e baciato il guanciale pensando fosse lei.
Formulo a mente la mia prossima frase "Senti... domani mattina, se ti va, ti accompagno per un giro turistico in centro, che te ne pare?"
- "Che programmi hai domani, Marzia?" - timidamente mi apro il terreno.
- "Domani riparto. Ho lasciato solo a casa il mio ragazzo da lunedì, lo raggiugo almeno per il weekend".
Niente parole. (niente parole, almeno per tutto il weekend)
domenica
Autoeliminato alla prima
Valentina.
Una che apprezza la battuta brillante e che sa stare il gioco.
E soprattutto una che sa cosa vuole.
Simpatica e anche carina: già così abbondantemente sopra la media.
Usciamo una sera.
Conoscendola meglio noto una sfumatura un po' aristocratica che a tratti sembra sfociare in snobbismo.
Praticamente si autoelimina alla prima.
La limonata a fine serata vale una seconda uscita, magari con meno pretese.
E poi in fondo, al netto di ogni possibile aspettativa, si è scherzato e riso tutto il tempo.
Tutto il tempo... finché non arriviamo a casa sua, e lì sul suo letto, svogliato e senza stimoli, ho la senzazione di essermi autoeliminato alla prima anche io.
Ci sarà una seconda oppure no?
Passano i giorni e nessuno si sbilancia.
Va così quando manca persino la voglia di sentirsi di dire "no".
giovedì
Fame di spirito
Mi era di strada un giardino pubblico, oggi, nella pausa pranzo.
Di corsa come sempre perché quei 60 minuti sono così veloci, non sono il solo a pensarlo, che sfuggono ad ogni legge di relatività spazio-temporale.
Mentre aggredisco a passo svelto la strada, noto un omaccione di colore di lato sull'erba, all'ombra di un albero.
Sta facendo qualcosa, nella fretta inizialmente non capisco. I suoi movimenti sono lenti, ma ogni mossa sembra studiata e sperimentata più volte, per un fine che probabilmente si è già ripetuto altre volte.
Si guarda intorno, ma non ha un fare sospetto. Sembra piuttosto che cerchi qualcosa. Con le mani dispiega un fazzoletto di stoffa. No è un foulard, no... ah ecco... è un tappettino.
Lo posa per terra.
Rallento il mio passo.
Con l'agilità di brontosauro - quello dal collo lunghissimo - si piega in avanti e senza aiutarsi con le mani, si adagia sulle ginocchia e si siede suoi talloni.
Tira i lembi del tappeto per far sparire le pieghe e rivolto - suppongo - verso La Mecca ha inizio il rituale di preghiera .
L'uomo è concentrato e i suoi movimenti mimano qualcosa di negativo che viene espulso e il richiamo di un'essenza positiva, invisibile e al contempo potente.
Riprendo il mio passo, non voglio interferire, non voglio bucare la sfera di sacralità che si è formata intorno a lui.
Ma ho perso il mio ritmo forsennato. Guardo furtivamente indietro ogni tanto.
Rifletto.
E' difficile da comprendere tutto questo.
I nostri costumi occidentali si discostano da questo modo di vivere.
Forse ciò vale meno per la signora Pinella, ottuagenaria vicina di casa dei Miei, vedova da quasi 30anni e irriducibile sostenitrice del rosario.
Eppure anche per la Pinella, sono certo, è comunque un "fatto" diverso. Il suo trittico di Ave Maria e Padre nostro, è un esercizio meccanico e di memoria che andrebbe a rotoli se non tenesse il conto con la coroncina alle mani.
Nella preghiera che ho visto oggi, c'è molto di più di un "automatismo". C'è raccoglimento, meditazione, purificazione.
Ho cercato di captare l'onda di quei pensieri, dicono che si possa entrare in contatto se ci si concentra.
Devo essere entrato a "discorsi iniziati".
Ho visto un quadretto familiare: una moglie e dei bambini.
Ho sentito un crescente senso di pace provenire da quel pregare.
Ho captato persino un ringraziamento all'albero che gentilmente ha offerto la sua ombra.
Ho finito il mio panino da quattro euro al terzo dei ventinove scalini che portano al mio ufficio.
Ciò nonostante, ho avvertito ancora un latente senso di fame.
Era fame di spirito!
Di corsa come sempre perché quei 60 minuti sono così veloci, non sono il solo a pensarlo, che sfuggono ad ogni legge di relatività spazio-temporale.
Mentre aggredisco a passo svelto la strada, noto un omaccione di colore di lato sull'erba, all'ombra di un albero.
Sta facendo qualcosa, nella fretta inizialmente non capisco. I suoi movimenti sono lenti, ma ogni mossa sembra studiata e sperimentata più volte, per un fine che probabilmente si è già ripetuto altre volte.
Si guarda intorno, ma non ha un fare sospetto. Sembra piuttosto che cerchi qualcosa. Con le mani dispiega un fazzoletto di stoffa. No è un foulard, no... ah ecco... è un tappettino.
Lo posa per terra.
Rallento il mio passo.
Con l'agilità di brontosauro - quello dal collo lunghissimo - si piega in avanti e senza aiutarsi con le mani, si adagia sulle ginocchia e si siede suoi talloni.
Tira i lembi del tappeto per far sparire le pieghe e rivolto - suppongo - verso La Mecca ha inizio il rituale di preghiera .
L'uomo è concentrato e i suoi movimenti mimano qualcosa di negativo che viene espulso e il richiamo di un'essenza positiva, invisibile e al contempo potente.
Riprendo il mio passo, non voglio interferire, non voglio bucare la sfera di sacralità che si è formata intorno a lui.
Ma ho perso il mio ritmo forsennato. Guardo furtivamente indietro ogni tanto.
Rifletto.
E' difficile da comprendere tutto questo.
I nostri costumi occidentali si discostano da questo modo di vivere.
Forse ciò vale meno per la signora Pinella, ottuagenaria vicina di casa dei Miei, vedova da quasi 30anni e irriducibile sostenitrice del rosario.
Eppure anche per la Pinella, sono certo, è comunque un "fatto" diverso. Il suo trittico di Ave Maria e Padre nostro, è un esercizio meccanico e di memoria che andrebbe a rotoli se non tenesse il conto con la coroncina alle mani.
Nella preghiera che ho visto oggi, c'è molto di più di un "automatismo". C'è raccoglimento, meditazione, purificazione.
Ho cercato di captare l'onda di quei pensieri, dicono che si possa entrare in contatto se ci si concentra.
Devo essere entrato a "discorsi iniziati".
Ho visto un quadretto familiare: una moglie e dei bambini.
Ho sentito un crescente senso di pace provenire da quel pregare.
Ho captato persino un ringraziamento all'albero che gentilmente ha offerto la sua ombra.
Ho finito il mio panino da quattro euro al terzo dei ventinove scalini che portano al mio ufficio.
Ciò nonostante, ho avvertito ancora un latente senso di fame.
Era fame di spirito!
lunedì
Morbida e calda
Era ancora estate ieri.
Poi in serata, da nord, nuvole e vento. E le temperature sono precipitate.
Così... di colpo, che non ne ho avuto il tempo.
Un altro sabato sera di giri e t-shirt, solo che in tenuta estiva dopo mezzanotte ho avuto freddo.
Ero con Adriana, non lontani da casa sua. Allora abbiamo ripiegato verso casa.
Siamo saliti sopra e mi sono disteso sul suo letto.
Mi piace guardare le stanze delle mie amiche dalla loro visuale. I loro soffitti sembrano sempre avere tanto da raccontare.
Mi ha offerto dell'uva bianca. Abbiamo mangiato frutta e parlato di ragazzi (lei) e di ragazze (io).
Poi prima di uscire nuovamente, ha aperto l'armadio per prendere un giubbino di mezza stagione. Per me ha scelto una felpa. Una che potesse fare al caso. Tirava un po' sulle spalle e sul davanti sembrava avesse le gobbe del suo seno, ma tutto sommato andava bene. Morbida e calda.
"Poi me la restituirai, tanto non la metto, ne ho altre" ha detto.
Il ristoro che ne ho ricevuto è nulla, rispetto alla sensazione unica che mi ha dato portare adosso qualcosa di un proprio amico/a. Pensavo questo, oggi, mentre la lavavo e stiravo per potergliela restituire pulita.
L'amicizia è fatta di questo, di cure e attenzioni gratuite, che scaldano dentro quando tutt'attorno è freddo e gelo.
Poi in serata, da nord, nuvole e vento. E le temperature sono precipitate.
Così... di colpo, che non ne ho avuto il tempo.
Un altro sabato sera di giri e t-shirt, solo che in tenuta estiva dopo mezzanotte ho avuto freddo.
Ero con Adriana, non lontani da casa sua. Allora abbiamo ripiegato verso casa.
Siamo saliti sopra e mi sono disteso sul suo letto.
Mi piace guardare le stanze delle mie amiche dalla loro visuale. I loro soffitti sembrano sempre avere tanto da raccontare.
Mi ha offerto dell'uva bianca. Abbiamo mangiato frutta e parlato di ragazzi (lei) e di ragazze (io).
Poi prima di uscire nuovamente, ha aperto l'armadio per prendere un giubbino di mezza stagione. Per me ha scelto una felpa. Una che potesse fare al caso. Tirava un po' sulle spalle e sul davanti sembrava avesse le gobbe del suo seno, ma tutto sommato andava bene. Morbida e calda.
"Poi me la restituirai, tanto non la metto, ne ho altre" ha detto.
Il ristoro che ne ho ricevuto è nulla, rispetto alla sensazione unica che mi ha dato portare adosso qualcosa di un proprio amico/a. Pensavo questo, oggi, mentre la lavavo e stiravo per potergliela restituire pulita.
L'amicizia è fatta di questo, di cure e attenzioni gratuite, che scaldano dentro quando tutt'attorno è freddo e gelo.
mercoledì
Lontano da qui
Il primo giorno dopo le ferie, dovrebbero trascinarmi per andare a lavoro.
Le riunioni, il telefono che squilla, i clienti, le nuove scadenze, le direttive del capo.
Ma la mia testa è altrove.
Dovrei forzarmi:
- concentrare
- focalizzare
- sgombrare la mente.
Al diavolo! Vaga mente mia... lontano da qui, disperditi! 5 minuti, 5 minuti ancora, di sole in fronte e di sale sulla pelle.
In pausa pranzo, per la via, due coppie in motocicletta e zaino a spalla accostano per chiedemi informazioni in inglese.
Sommessamente: profonda invidia.
lunedì
Febbre da saldi
Vivo un rapporto di amore e odio con il sistema capitalistico.
Vorrei... liberarmi l'obbligo di dover avere.
Vivrei... meglio distaccandoti da tutto il materiale.
Bisognerebbe... conquistare una dimensione spirituale e tenersi salda quella.
I buoni propositi naufragano quando ritorno da una giornata di shopping attesa e pianificata.
C'era diffusa euforia da ribassi estivi oggi... "febbre da saldi".
Sono ritornato al parcheggio con una matriosca di buste in mano. Tutta bianca, tutta nera, nero e bianca, piccolissima, media, grandissima, di cartone opaco, di plastica lucida, con la scritta piccola, con il logo gigante.
Anche le buste mettono soddisfazione. Anche se le cestino immediatamente. Ma sono belle, anche quelle.
Ho speso un terzo dello stipendio di questo mese... ok, ma non mi pento di non aver risparmiato e aver messo da parte quella cifra.
Penso invece che se non ci fottessero con questa leva del "compra altrimenti sei demodè", non avrei esigenza di dover guadagnare un stipendio che è tre volte tanto quello che ho speso oggi. E quindi potrei lavorare meno. Ci guadagnerei in tempo e soprattutto in relax.
Alcuni vestiti li compro e poi a volte li metto pochissimo. Baratterei volentieri un terzo dello stipendio con un terzo di ore lavorative in ferie. Uscirei tre ore prima ogni giorno per un mese e me ne andrei in una distesa libera e isolata a leggere o a scrivere, fino al tramonto.
A parte rimpiazzare i capi bucherellati e visibilmente usurati, potrei andare tranquillamente avanti con un variegato guardaroba tardo anni '90 fatto di t-shirt larghissime, levis 501 e pinocchietti.
Poi una considerazione.
Se non "apparendo", come esprimeremmo gusto e stile? Per strada ad esempio, o ad un primo appuntamento?
Vorrei... liberarmi l'obbligo di dover avere.
Vivrei... meglio distaccandoti da tutto il materiale.
Bisognerebbe... conquistare una dimensione spirituale e tenersi salda quella.
I buoni propositi naufragano quando ritorno da una giornata di shopping attesa e pianificata.
C'era diffusa euforia da ribassi estivi oggi... "febbre da saldi".
Sono ritornato al parcheggio con una matriosca di buste in mano. Tutta bianca, tutta nera, nero e bianca, piccolissima, media, grandissima, di cartone opaco, di plastica lucida, con la scritta piccola, con il logo gigante.
Anche le buste mettono soddisfazione. Anche se le cestino immediatamente. Ma sono belle, anche quelle.
Ho speso un terzo dello stipendio di questo mese... ok, ma non mi pento di non aver risparmiato e aver messo da parte quella cifra.
Penso invece che se non ci fottessero con questa leva del "compra altrimenti sei demodè", non avrei esigenza di dover guadagnare un stipendio che è tre volte tanto quello che ho speso oggi. E quindi potrei lavorare meno. Ci guadagnerei in tempo e soprattutto in relax.
Alcuni vestiti li compro e poi a volte li metto pochissimo. Baratterei volentieri un terzo dello stipendio con un terzo di ore lavorative in ferie. Uscirei tre ore prima ogni giorno per un mese e me ne andrei in una distesa libera e isolata a leggere o a scrivere, fino al tramonto.
A parte rimpiazzare i capi bucherellati e visibilmente usurati, potrei andare tranquillamente avanti con un variegato guardaroba tardo anni '90 fatto di t-shirt larghissime, levis 501 e pinocchietti.
Poi una considerazione.
Se non "apparendo", come esprimeremmo gusto e stile? Per strada ad esempio, o ad un primo appuntamento?
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