mercoledì

Lontano da qui


Il primo giorno dopo le ferie, dovrebbero trascinarmi per andare a lavoro.
Le riunioni, il telefono che squilla, i clienti, le nuove scadenze, le direttive del capo.
Ma la mia testa è altrove.
Dovrei forzarmi:

  • concentrare
  • focalizzare
  • sgombrare la mente.

Al diavolo! Vaga mente mia... lontano da qui, disperditi! 5 minuti, 5 minuti ancora, di sole in fronte e di sale sulla pelle.

In pausa pranzo, per la via, due coppie in motocicletta e zaino a spalla accostano per chiedemi informazioni in inglese.
Sommessamente: profonda invidia.

lunedì

Febbre da saldi

Vivo un rapporto di amore e odio con il sistema capitalistico.
Vorrei... liberarmi l'obbligo di dover avere.
Vivrei... meglio distaccandoti da tutto il materiale.
Bisognerebbe... conquistare una dimensione spirituale e tenersi salda quella.

I buoni propositi naufragano quando ritorno da una giornata di shopping attesa e pianificata.
C'era diffusa euforia da ribassi estivi oggi... "febbre da saldi".
Sono ritornato al parcheggio con una matriosca di buste in mano. Tutta bianca, tutta nera, nero e bianca, piccolissima, media, grandissima, di cartone opaco, di plastica lucida, con la scritta piccola, con il logo gigante.
Anche le buste mettono soddisfazione. Anche se le cestino immediatamente. Ma sono belle, anche quelle.

Ho speso un terzo dello stipendio di questo mese... ok, ma non mi pento di non aver risparmiato e aver messo da parte quella cifra.
Penso invece che se non ci fottessero con questa leva del "compra altrimenti sei demodè", non avrei esigenza di dover guadagnare un stipendio che è tre volte tanto quello che ho speso oggi. E quindi potrei lavorare meno. Ci guadagnerei in tempo e soprattutto in relax.
Alcuni vestiti li compro e poi a volte li metto pochissimo. Baratterei volentieri un terzo dello stipendio con un terzo di ore lavorative in ferie. Uscirei tre ore prima ogni giorno per un mese e me ne andrei in una distesa libera e isolata a leggere o a scrivere, fino al tramonto.
A parte rimpiazzare i capi bucherellati e visibilmente usurati, potrei andare tranquillamente avanti con un variegato guardaroba tardo anni '90 fatto di t-shirt larghissime, levis 501 e pinocchietti.

Poi una considerazione.
Se non "apparendo", come esprimeremmo gusto e stile? Per strada ad esempio, o ad un primo appuntamento?

martedì

Paura e ambizione se le danno di santa ragione

Si chiamano bivi,
tanto più se sono possibilità di vita incongruenti, antitetiche. In completa opposizione.
Ma tutte possibilità plausibili, verosimili. Sicuramente calzanti.

Dire sì ad una proposta di convivenza. Cercare una casa.
Montare una libreria nuova e mettere insieme, i miei libri, ai suoi.
Dipingere e andare a letto, con l'odore di pittura fresca alla pareti.
Fare l'amore la prima sera, quella dopo e quella dopo ancora.
Stringersi e piangere. Di felicità.
Guardarsi negli occhi o chiuderli. Seguire con la mente il suo profilo.
Poi mettere alla luce una nuova vita,
senza pensarci troppo, seguendo lo stesso istinto.

O Partire. Andare via. Lontano.
Firmare una lettera di dimissioni e consegnarla prima di poterci ripensare.
Ringraziare gli amici per tutti quei momenti. Dirsi arrivederci con una pacca sulla spalla che vuol dire "in bocca al lupo".
Dividere, tutto... un ricordo, un oggetto simbolico, un affetto materiale. Cosa è necessario? cosa è superfluo?
Distaccarsi dal volume dell'inutile, rompere con i vincoli del passato.
Mettersi in movimento. Rinnovarsi. Cambiare.
Scegliere una meta. Quasi a caso o per sentito dire.
Londra, Berlino o Copenaghen.
Ritagliarsi un luogo. Soggiornare senza un tempo prefissato.
Cercare un lavoro. Imparare una lingua. Salutare "lo straniero che c'è in me".
Fino a desiderare di rivedere casa propria.
Riprovare il gusto del ritorno.

Si chiamano bivi... della vita.
Perché scegli di vivere l'una o scegli di vivere l'altra. Ma non entrambe.
E finché non te la senti di scegliere, suoni l'inizio di un nuovo round sul tuo ring:
paura e ambizione se le danno di santa ragione.