Si chiamano bivi,
tanto più se sono possibilità di vita incongruenti, antitetiche. In completa opposizione.
Ma tutte possibilità plausibili, verosimili. Sicuramente calzanti.
Dire sì ad una proposta di convivenza. Cercare una casa.
Montare una libreria nuova e mettere insieme, i miei libri, ai suoi.
Dipingere e andare a letto, con l'odore di pittura fresca alla pareti.
Fare l'amore la prima sera, quella dopo e quella dopo ancora.
Stringersi e piangere. Di felicità.
Guardarsi negli occhi o chiuderli. Seguire con la mente il suo profilo.
Poi mettere alla luce una nuova vita,
senza pensarci troppo, seguendo lo stesso istinto.
O Partire. Andare via. Lontano.
Firmare una lettera di dimissioni e consegnarla prima di poterci ripensare.
Ringraziare gli amici per tutti quei momenti. Dirsi arrivederci con una pacca sulla spalla che vuol dire "in bocca al lupo".
Dividere, tutto... un ricordo, un oggetto simbolico, un affetto materiale. Cosa è necessario? cosa è superfluo?
Distaccarsi dal volume dell'inutile, rompere con i vincoli del passato.
Mettersi in movimento. Rinnovarsi. Cambiare.
Scegliere una meta. Quasi a caso o per sentito dire.
Londra, Berlino o Copenaghen.
Ritagliarsi un luogo. Soggiornare senza un tempo prefissato.
Cercare un lavoro. Imparare una lingua. Salutare "lo straniero che c'è in me".
Fino a desiderare di rivedere casa propria.
Riprovare il gusto del ritorno.
Si chiamano bivi... della vita.
Perché scegli di vivere l'una o scegli di vivere l'altra. Ma non entrambe.
E finché non te la senti di scegliere, suoni l'inizio di un nuovo round sul tuo ring:
paura e ambizione se le danno di santa ragione.