giovedì

Tutto il buono che vorrei restasse accanto a me

La partenza di Giulio ha riaperto un vuoto che non avvertivo da anni.
Così, d’improvviso.
Sarà il tempo, saranno anche questi giorni bui e freddi, sarà non lo so…
Ho pianto.

Il giorno dopo i saluti ho avuto voglia di uscire e fare due passi in solitaria. Camminando mi sono venuti in mente tutti gli episodi passati insieme.
Le cene fatte in casa di sabato quando fuori faceva troppo freddo, i caffè delle domeniche pomeriggio, i concerti estivi. La sua festa di laurea, la mia festa di laurea. I drink che ci offrivamo reciprocamente quando abbiamo cominciato ad avere uno stipendio.
Eravamo studenti e ci ritroviamo uomini.
Con più barba e meno capelli. Le scarpe nuove, ma con più strada sotto ai piedi.

E’ stato straziante rivedere il film di questi anni attraverso la sua partenza.
Il tempo che passa,
si porta via tutto il buono che vorrei restasse accanto a me. Per sempre.
Il tempo che fa il suo,
se ne sbatte del mio bisogno di avere sotto controllo tutto. E tutti.

Sono ritornato a casa e ho pianto ancora, come non mi capitava da tempo.
In bilico tra l’accettazione del fatto e la paura di ritrovarmi solo, di nuovo, in un posto che forse non è stato mai il mio.

Bisogna che faccia qualcosa” - mi ha detto qualche istante prima che ci salutassimo – “Ho paura e sento l’eco qui dentro “ - indicandosi – “ma mi dico che andrà meglio, via via andrà meglio. Ciao amico mio, ciao!”.
Ci siamo abbracciati.

Mi ha salutato con quell’ottimismo che in questo momento ho perso.
Lo rivedrò, capiterà sicuramente occasione. Ma so che niente sarà più come prima, almeno per un po’.

A presto Giulio, farò del mio meglio, farai lo stesso tu.
See you soon.




domenica

Un tempo che non ritornerà più

Abbiamo una fatto una foto a fine serata.
La osservo sul monitor: sulla tavola ci sono i piatti sporchi e i dolci rimasti da un’abbondante cena. E c’è anche il vaso di tulipani bianchi che ha comprato Edoardo per l’occasione.
Ci abbracciamo tutti e sorridiamo, di sorrisi veri, di quelli che provocano una punta di invidia in chi non c’era.

E’ solo una fotografia di ieri sera, ma ha già tutta l’aria di quelle istantanee che congelano un tempo che non ritornerà più. Quelle fotografie così simboliche che incornici e riguardi per anni fino a sbiardirsi.

Era la cena di “saluti” per Giulio.
Giulio va via. Lascia la città.
”Andrò via, ne ho piene di continuare così. Voglio fare quello per cui ho studiato e proverò altrove”
L’aveva detto mille volte. Ogni volta parlava di una città diversa. Una volta persino di Chicago. Ma poi rientrava tutto e si andava avanti: “Pronto Giulio, che fai? Si fa un giro andiamo a bere qualcosa? Ci pensi tu a chiamare gli altri?” e ci dimenticavamo delle insoddisfazioni quotidiane, di una vita fatta di “vorrei” e progetti fatti di tre mesi in tre mesi.

Questa volta invece è stato diverso, non ci sono stati falsi annunci poi rientrati.
Era un po’ che aveva preso ad andare e venire in treno. Non lo diceva apertamente, ma quei weekend fuori casa erano le prove tecniche di convivenza con il nuovo partner.
Sono rientrato dalle ferie e quando l’ho chiamato mi ha detto che aveva lasciato il lavoro e stava facendo un giro di colloqui, là dalle parti di Samuele. Amore&lavoro, insomma.
Sono rimasto in silenzio al telefono. Aveva deciso tutto.

Mi ha richiamato di nuovo ieri.
- “Sono rientrato in città stamattina. Che fai?”
- “Facciamo un giro! così mi racconti dei colloqui”
- “No, no... sto imballando tutto. Ho trovato un lavoro. Comincio lunedì. Vado via da questa città. Trasloco. Vieni a casa mia, dobbiamo salutarci. Vieni quando vuoi, ti aspetto, sono qua. Vengono anche gli altri ragazzi più tardi, si mangia qualcosa da me”.

La cena è finita molto tardi, ho attraversato la città rientrando a casa.
Condensa sul parabrezza e strade deserte a quell'ora.
In macchina, ho realizzato davvero di sentirmi già un po’ più solo senza Giulio. Ho riconsiderato di essere qui di passaggio anch’io senza sapere che direzione prendere.
Giulio ha preso la sua. E non posso che augurargli i più vivi sorrisi come quelli nella foto che ho davanti adesso.
Con i dolci della cena rimasti sulla tavola e il vaso di tulipani bianchi, che si sa, sono simbolo di amicizia.
Amicizia sincera.

mercoledì

Ci si può sentire incompleti

Ogni tanto penso che ci si può sentire incompleti,
anche quando non si è soli.
Allora è ancora più difficile.