domenica

Un tempo che non ritornerà più

Abbiamo una fatto una foto a fine serata.
La osservo sul monitor: sulla tavola ci sono i piatti sporchi e i dolci rimasti da un’abbondante cena. E c’è anche il vaso di tulipani bianchi che ha comprato Edoardo per l’occasione.
Ci abbracciamo tutti e sorridiamo, di sorrisi veri, di quelli che provocano una punta di invidia in chi non c’era.

E’ solo una fotografia di ieri sera, ma ha già tutta l’aria di quelle istantanee che congelano un tempo che non ritornerà più. Quelle fotografie così simboliche che incornici e riguardi per anni fino a sbiardirsi.

Era la cena di “saluti” per Giulio.
Giulio va via. Lascia la città.
”Andrò via, ne ho piene di continuare così. Voglio fare quello per cui ho studiato e proverò altrove”
L’aveva detto mille volte. Ogni volta parlava di una città diversa. Una volta persino di Chicago. Ma poi rientrava tutto e si andava avanti: “Pronto Giulio, che fai? Si fa un giro andiamo a bere qualcosa? Ci pensi tu a chiamare gli altri?” e ci dimenticavamo delle insoddisfazioni quotidiane, di una vita fatta di “vorrei” e progetti fatti di tre mesi in tre mesi.

Questa volta invece è stato diverso, non ci sono stati falsi annunci poi rientrati.
Era un po’ che aveva preso ad andare e venire in treno. Non lo diceva apertamente, ma quei weekend fuori casa erano le prove tecniche di convivenza con il nuovo partner.
Sono rientrato dalle ferie e quando l’ho chiamato mi ha detto che aveva lasciato il lavoro e stava facendo un giro di colloqui, là dalle parti di Samuele. Amore&lavoro, insomma.
Sono rimasto in silenzio al telefono. Aveva deciso tutto.

Mi ha richiamato di nuovo ieri.
- “Sono rientrato in città stamattina. Che fai?”
- “Facciamo un giro! così mi racconti dei colloqui”
- “No, no... sto imballando tutto. Ho trovato un lavoro. Comincio lunedì. Vado via da questa città. Trasloco. Vieni a casa mia, dobbiamo salutarci. Vieni quando vuoi, ti aspetto, sono qua. Vengono anche gli altri ragazzi più tardi, si mangia qualcosa da me”.

La cena è finita molto tardi, ho attraversato la città rientrando a casa.
Condensa sul parabrezza e strade deserte a quell'ora.
In macchina, ho realizzato davvero di sentirmi già un po’ più solo senza Giulio. Ho riconsiderato di essere qui di passaggio anch’io senza sapere che direzione prendere.
Giulio ha preso la sua. E non posso che augurargli i più vivi sorrisi come quelli nella foto che ho davanti adesso.
Con i dolci della cena rimasti sulla tavola e il vaso di tulipani bianchi, che si sa, sono simbolo di amicizia.
Amicizia sincera.

3 commenti:

  1. malinconico, ma vero... tanto...

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  2. è sempre bello passare di qui e leggere queste emozioni così reali...
    c'è chi per trovare qualcosa ha bisogno di andare via fisicamente, c'è chi lo trova rimanendo fermo tutta la vita nello stesso posto, c'è chi non trova mai ciò che cerca... la comune è la costante ricerca, che credo sia parte della nostra condizione e che ci permetta di continuare a sentirci vivi...
    un abbraccio a te...

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  3. Fai a Giulio un grande in bocca al lupo da parte mia.
    Non lo conosco ma non fa niente!

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